Allergia al gatto: sintomi e test per la diagnosi 

Si stima che in Italia ci siano oltre 60 milioni di animali domestici, 7 milioni dei quali sono gatti.

Si sa che questi piccoli felini sono una compagnia molto amata, ma alcune persone, loro malgrado, non posso adottarne uno. Infatti, tra le forme allergiche agli animali troviamo l’allergia al gatto, meno diffusa di quella agli acari, ma comunque ben presente, soprattutto in età infantile. 

Ma cosa provoca questa allergia? Innanzitutto è bene specificare che non è il pelo in sé a scatenare reazioni avverse, bensì  le proteine prodotte dalle ghiandole salivari e sebacee del felino.

Gli allergeni si trasferiscono sul pelo quando questo viene leccato dall’animale: i gatti si leccano il pelo molto frequentemente, quindi la quantità di saliva depositata sul manto è notevole. Le sostanze allergiche si trovano anche in quella che viene chiamata “forfora del gatto” (la pelle morta che produce) e nell’urina.  

Questi allergeni, in particolare il Fel d 1, sono veicolati da particelle presenti nell’aria che circola nell’abitazione.  Gli allergeni si depositano così sui vari oggetti presenti nella casa e la loro presenza negli ambienti è duratura, al punto che gli allergici ai gatti possono manifestare disturbi anche in locali privi di felini da anni e rimasti chiusi a lungo. Non solo, questi allergeni si depositano più facilmente sulle superfici ruvide, come i tessuti dei vestiti, o sui capelli e perciò possono essere trasportati anche in ambienti in cui il gatto non ha mai soggiornato

Tendenzialmente, sono i maschi non castrati a produrre più sostanze allergeniche, mentre le femmine e i maschi castrati sono meno “pericolosi”. Se non esiste un gatto totalmente anallergico, è pur vero che ci sono razze meno allergeniche di altre, come il gatto siberiano o quello norvegese, che potremmo definire “ipoallergeniche”. 

Anche prima di decidere di adottare un esemplare di queste razze “ipoallergeniche” sarebbe tuttavia opportuno, se si è allergici, passare un periodo di prova di convivenza con l’animale. In questo modo sarà possibile verificare l’insorgere di eventuali reazioni allergiche prima di adottare definitivamente il gatto.

Come si manifesta l’allergia al gatto


 Chi è allergico al gatto probabilmente interessa relativamente poco se a scatenare reazioni avverse sia il pelo in sé o le proteine prodotte dalle ghiandole dell’animale. Sono soprattutto i sintomi dell’allergia al gatto a preoccupare e infastidire i soggetti sensibili. Vediamo insieme quali sono: 

  • naso che cola 
  • starnuti frequenti 
  • prurito a naso, gola e palato 
  • lacrimazione 
  • congiuntivite con prurito e arrossamento agli occhi 

Come si può vedere, i sintomi principali sono disturbi respiratori, ma in alcuni casi, una semplice leccata alla mano da parte di un gattino può scatenare nei bambini una reazione cutanea. 

Oltre a questi disturbi più lievi, l’allergia al gatto può provocare attacchi d’asma. Sia negli adulti che nei bambini, l’asma allergico da pelo di gatto non è raro. Anche per questo motivo, sarebbe opportuno diagnosticare questa forma allergica per poi poter affrontare il problema con più consapevolezza. 

Allergia al gatto: i test da fare


Se in presenza di un gatto domestico voi o i vostri bambini presentate alcuni dei sintomi elencati, il nostro consiglio è di rivolgervi al medico di famiglia, o al pediatra, che, grazie all’introduzione dei nuovi LEA nel marzo del 2017, potrà prescrivervi delle prime analisi sierologiche.

Uno dei possibili esami che vengono prescritti è il Rast Test che va alla ricerca degli anticorpi che si attivano a contatto con gli allergeni, ma sarà il vostro medico di base a indirizzarvi verso gli esami più opportuni o, eventualmente, verso uno specialista come l’allergologo. 

I disturbi respiratori possono avere diverse cause, per questo è importante individuare il “colpevole” o i “colpevoli”, soprattutto quando i sintomi rischiano di interferire con la vostra qualità di vita.  Pertanto, vale davvero la pena di rivolgersi al proprio medico di base così da indagare la causa dei disturbi che vi attanagliano quando frequentate un ambiente abitato da gatti. Anche perché una volta comprovata l’allergia al gatto, è possibile a sottoporsi a un vaccino, somministrato via sottocutanea o per via sublinguale, che in molti casi garantisce una notevole riduzione dei sintomi allergici.

Articolo aggiornato il 22 aprile 2020.

Fonti 

Intervista sul Corriere della Sera 
http://www.corriere.it/salute/17_maggio_10/allergia-cani-gatti-che-cosa-fare-aa2cf5d8-35a0-11e7-ae5c-ac92466523f8.shtml 


Articoli di medici specialisti 
http://www.studiomedicobordignon.it/index.php?option=com_content&view=article&id=352:animali-gatto-allergia-al-gatto&catid=123:eziologia&Itemid=55 
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/165-asma-allergico-da-pelo-del-gatto-il-parere-dello-pneumologo.html 
http://studiodiagnosticopantheon.it/allergia-a-cani-e-gatti-cause-sintomi-diagnosi-cur

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