Allergie e produttività sul lavoro: uno studio le mette in correlazione

allergie e produttività sul lavoro

Esiste un rapporto tra allergie e produttività sul lavoro? Possono queste influire sul lavoro anche quando non si tratta di allergie professionali? Queste domande se le sono poste diversi ricercatori. Tra i tanti risultati ottenuti, vogliamo presentarvi uno studio del 2001 che mettere in relazione la produttività con le allergie, misurandone gli effetti.

Gli esiti di questa ricerca, per quanto non sia l’unica condotta, sono davvero interessanti e mostrano in una luce diversa il fenomeno delle malattie allergiche, a volte preso sottogamba.

Produttività sul lavoro: può essere influenzata dalle allergie?


Lo studio di cui vi vorremmo parlare si intitola “The Impact of Allergies and Allergy Treatment on Worker Productivity” (“L’impatto delle allergie e dei trattamenti sulla produttività dei lavoratori”); è stato pubblicato nel 2001 sul Journal of Occupational and Environmental Medicine. L’assunto di partenza, basato anche su studi precedenti, è che le malattie allergiche croniche avrebbero un impatto sui lavoratori non solo in termini di costi ma anche di produttività. Tuttavia, gli studiosi sottolineano il fatto che, fino a quel momento, non era stato ancora calcolato con precisione a quanto ammonterebbe il calo di produttività dei lavoratori allergici.

La ricerca, dunque, ha analizzato i dipendenti allergici di un call center prima, durante e dopo la stagione dei pollini d’ambrosia, considerando anche a quale tipo di trattamento antiallergico si sottoponevano.

L’importanza delle terapie contro l’allergia ai pollini


Lo studio ha dimostrato che negli allergici che non assumevano farmaci contro le allergie la produttività era minore del 10% rispetto a coloro che non avevano allergie. Chi invece seguiva una terapia non ha manifestato cali di produttività significativi rispetto ai soggetti “sani”.

Ciò che la ricerca fa capire è che con i giusti trattamenti è possibile convivere molto meglio con le allergie, riducendo il loro impatto sulle vite dei soggetti allergici. Ciò si applica alle allergie ai pollini, ma anche ad altre forme allergiche respiratorie e non.

Prove allergiche per le pollinosi


Ma come sapere quali sono i trattamenti da seguire? Il vostro allergologo di fiducia, da consultare periodicamente se necessario, sarà in grado di prescrivervi le terapie più idonee per la vostra allergia, ma il primo passo è un altro. Ancora oggi molti soggetti allergici non sono consapevoli di esserlo, quindi il primo step è la diagnosi, per la quale raccomandiamo di affidarvi solo a metodi riconosciuti e medici qualificati.

Se presentate sintomi strani (ad esempio, raffreddore persistente in primavera ed estate), rivolgetevi al vostro medico di base che può prescrivervi dei primi test allergologici (grazie ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza del 2017). I primi esami consistono in semplici analisi del sangue, rapide e poco invasive, che vanno alla ricerca degli anticorpi che si attivano a contatto con un allergene. Non smetteremo mai di ricordarvi che i sintomi allergici derivano da una risposta anomalo del sistema immunitario, che identifica come pericolose sostanze che non lo sono.

Solo identificando i “nemici” del sistema immunitario, l’allergologo può elaborare una terapia che possa ridurre i sintomi e l’esposizione all’allergene. Una volta impostata la terapia, se ben calibrata, la qualità di vita del soggetto allergico dovrebbe migliorare notevolmente, risollevando anche la produttività sul lavoro.

Fonti

https://journals.lww.com/joem/Abstract/2001/01000/The_Impact_of_Allergies_and_Allergy_Treatment_on.13.aspx

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3904041/

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