Aspetti psicologici della celiachia

aspetti psicologici della celiachia

Scoprire di essere celiaci non è una notizia facile da affrontare, perché prevede molti cambiamenti. Non si parla molto spesso degli aspetti psicologici della celiachia, ma essi ci sono. La diagnosi della malattia porta con sé risvolti di varia natura per se stessi e per gli altri. Quelli di natura psicologica non sono da sottovalutare, sebbene meno conosciuti rispetto a quelli legati alla dieta aglutinata.

Celiachia e depressione


Sebbene la maggior parte degli studi sulla malattia si concentri sulla riduzione e/o eliminazione dei sintomi fisici e intestinali, come quelli condotti sul vaccino contro la celiachia, non mancano ricerche sulla correlazione tra depressione e morbo celiaco, sia prima che dopo la diagnosi.

Prima della diagnosi, in chi soffre di celiachia e non lo sa ancora, i continui disturbi intestinali e la stanchezza cronica possono creare un senso di inadeguatezza, causando anche mal di testa e insonnia. Nei bambini ciò si può tradurre anche in una maggiore irritabilità e nel rifiuto del cibo. Il rapporto col cibo, se provoca malessere, rischia di diventare conflittuale. Se per molti il momento del pasto è un piacere, per chi soffre di disturbi intestinali, senza ancora sapere perché, l’atto del mangiare può tradursi in sofferenza.

Dopo la diagnosi, invece, non per tutti è facile accettare il nuovo regime alimentare; possono presentarsi momenti di abbattimento e sconforto, oltre a difficoltà nella vita sociale. Soprattutto in passato erano davvero pochi i ristoranti che offrivano opzioni senza glutine, perciò per un celiaco era molto difficile uscire a cena con gli amici o con la famiglia, ad esempio. Da questo punto di vista, per fortuna, la situazione è migliorata, per quanto un celiaco non dovrebbe mai abbassare la guardia quando consuma pasti preparati da altri e/o fuori casa.

I bambini, inoltre, possono faticare a capire perché devono rinunciare a certi cibi, spesso molto golosi, oppure perché alle festicciole o in mensa non possono mangiare quello che mangiano gli altri. Tutto ciò può scatenare in loro un senso di frustrazione.

Infine, soprattutto all’inizio, può essere difficile anche per la famiglia o il partner gestire un nuovo tipo di alimentazione. Come già accennato, quando erano pochi i locali che offrivano opzioni gluten free sicure, non era facile uscire a mangiare con il proprio partner o con i familiari, i quali quindi si potevano trovare a dover rinunciare a cene fuori o aperitivi, per esempio. Non si tratta di problemi insormontabili, ma cambiare abitudini per qualcuno può essere davvero difficoltoso e psicologicamente doloroso.

Supporto psicologico per celiaci


Ora diversi psicologi psicoterapeuti trattano questi problemi e, a volte, sono gli stessi medici che diagnosticano la malattia a suggerire un percorso terapeutico per affrontare la celiachia dopo la diagnosi. Dunque, la vita per i celiaci è sempre più facile, per quanto resti al momento ancora in vigore il divieto assoluto di ingerire glutine. Se vi è stata diagnosticata la celiachia e questo vi demoralizza, cercate nella vostra zona un bravo psicoterapeuta che si occupa di queste problematiche; se dove abitate non c’è nessuno, oggi sempre più terapeuti svolgono sedute online attraverso videochiamate, così da abbattere l’ostacolo della distanza.

Diagnosi della celiachia


Abbiamo visto quali risvolti psicologici può comportare la diagnosi del morbo celiaco, ma come si svolge l’iter diagnostico? Grazie ai LEA del 2017, il medico di famiglia e il pediatra possono prescrivere le analisi del sangue che servono per individuare gli anticorpi che si attivano in caso di celiachia, i tTg IgG e IgA (a volte si cercano anche gli AGA e gli EMA).

In base ai risultati dei test sierologici, per verificare l’effettiva atrofia dei villi intestinali provocata dall’ingestione di glutine, occorre sottoporsi a una biopsia duodenale. Per fare questo esame bisogna non adottare una dieta aglutinata per almeno 6 settimane, altrimenti i villi risulteranno falsamente inalterati.

Sempre grazie ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza emanati nel 2017, per diagnosticare la celiachia nei bambini sono sufficienti le analisi del sangue, senza dover ricorrere alla biopsia duodenale, esame piuttosto invasivo.

Se dopo la diagnosi positiva non sapete come gestire la nuova situazione, non esitate a parlarne con uno psicoterapeuta esperto.

 

Fonti

http://www.celiachiamo.com/celiachia-depressione

https://www.aicpiemonte.it/wp-content/uploads/2015/10/Relazione-Dott.ssa-I.-Cimma.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2883134/

https://europepmc.org/abstract/med/8975957

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/j.1600-0447.2011.01795.x

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