sardine in scatola: sindrome sgombroide

Sindrome sgombroide: no, non è una reazione allergica

Si fa presto a parlare di allergie anche quando in realtà esse non c’entrano nulla. Bastano delle reazioni strane quando si mangia qualcosa che subito si pensa di essere allergici; purtroppo non è sempre così semplice la questione. Un esempio? Il consumo di pesce non correttamente conservato potrebbe causare la sindrome sgombroide, un’intossicazione alimentare che provoca sintomi confondibili con quelli allergici. Tuttavia, non si tratta di una vera e propria allergia, né tanto meno di un’intolleranza alimentare.

Volete togliervi il dubbio su eventuali allergie? L’unica via percorribile è sottoporsi a seri e ufficiali test allergologici, alcuni dei quali possono essere prescritti dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta (in base a quanto sancito dai Livelli Essenziali di Assistenza nel 2017). Delle semplici analisi del sangue, chiamate Test delle IgE specifiche, possono già far luce sulla presenza o meno di malattie allergiche. Parlatene con il vostro medico di fiducia.

Detto questo, vediamo perché la sindrome sgombroide non è una reazione allergica.

Istidina e istamina: i pericoli del pesce mal conservato

Che cosa provoca la sindrome sgombroide? Nel pesce non correttamente conservato l’istidina, un amminoacido, degrada facilmente in grosse quantità di istamina. L’istamina è un composto azotato prodotto anche dal nostro organismo, ma necessita di essere di essere degradato grazie all’enzima istaminasi. Se presente in grosse quantità, l’istamina può provocare grossi disturbi. Non a caso il nostro organismo la produce anche in presenza di reazione allergica, oltre che durante la digestione e le infiammazioni.

Oltre all’intossicazione della sindrome sgombroide, legata soprattutto alla quantità ingerita, esiste anche l’intolleranza all’istamina, causata da una scarsa produzione dell’enzima deputato al suo smaltimento.

Quali pesci possono provocare la sindrome sgombroide

Le varietà di pesce delle famiglie Scombridae e Scomberascidae sono coloro che possono causare la sindrome sgombroide, se i prodotti ittici non sono correttamente conservati. Tali pesci sono:

  • tonno;
  • sgombro;
  • sarde;
  • sardine;
  • acciughe.

 
Si tratta di varietà ittiche abbondantemente presenti nei nostri piatti, spesso conservate già cotte in confezioni di alluminio. Se le acquistate fresche, prestate doppiamente attenzione alla provenienza del prodotto, alla freschezza e ai metodi di conservazione. Anche nel momento in cui vi portate a casa il pesce fresco acquistato cercate di mantenere inalterata più possibile la catena del freddo, riponendo i prodotti in apposite borse termiche. Alcuni di questi pesci possono anche causare vere e proprie allergie, come il tonno per esempio, e in questo caso il rispetto della conservazione non può fare nulla.

Sintomi della sindrome sgombroide

I sintomi provocati dalla sindrome sgombroide sono simili a quelli delle allergie alimentari, ecco perché è facile fare confusione tra i due disturbi:

  • prurito; 
  • mal di testa;
  • affanno;
  • tachicardia;
  • eritema sul collo e sul viso;
  • congiuntive arrossate;
  • bocca che brucia;
  • arrossamenti;
  • orticaria;
  • nausea;
  • vomito;
  • diarrea;
  • crampi addominali. 

 
Nei casi più gravi, molto rari fortunatamente, si possono manifestare: 

  • difficoltà respiratorie;
  • palpitazioni;
  • ipotensione;
  • ischemia miocardica.

 
Le ricerche su questa intossicazione, come una pubblicata sull’Emergency Medicine Journal nel 2002, sottolineano spesso quanto questa sindrome venga frequentemente mal diagnosticata vista la sua somiglianza con le reazioni allergiche alimentari. La comunità scientifica ribadisce l’importanza di una corretta diagnosi per poter intervenire in modo tempestivo ed efficace.

Fonti

 
ScienceDirect

SpringerLink

Taylor & Francis Online

BMJ Hournals

Ospedale Niguarda

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