Lupus Eritematoso Sistemico: una malattia cronica autoimmune

Un nome particolare per una malattia cronica autoimmune particolare: stiamo parlando del Lupus Eritematoso Sistemico, conosciuto anche con l’acronimo LES. Si tratta di una patologia che può manifestarsi in maniera “evidente” ma non ci riferiamo solo ai dolori che potrebbe arrecare.

Vediamo insieme di cosa si tratta e dove sarebbe più diffuso il lupus.

Origini del nome

Ippocrate, Paracelso, Manardi, Virchow, Cazenave, Willan e Kaposi sono solo alcuni dei nomi noti della scienza e della medicina che hanno studiato questa malattia dal nome di origine latina. Il nome della patologia, infatti, deriva proprio dal termine latino “lupus” cioè lupo. Tale denominazione prende ispirazione dalle eruzioni cutanee che possono comparire sul viso di chi è affetto da questa malattia autoimmune.

La scoperta della cellula del lupus eritematoso risalirebbe al 1948, ma già nell’antichità si era iniziato ad analizzare le manifestazioni cutanee della malattia, per poi proseguire con lo studio dei sintomi sistemici. 

Sintomi del lupus

Dobbiamo doverosamente premettere che i sintomi del lupus sono molto variabili e imprevedibili, caratteristica che potrebbe rendere difficoltosa la diagnosi. Dobbiamo altresì ribadire che non è possibile, e non si dovrebbe, diagnosticare una malattia su internet, perciò raccomandiamo di rivolgervi al vostro medico di fiducia per qualsiasi dubbio riguardante il vostro stato di salute.

Concluse le premesse, i sintomi iniziali del lupus eritematoso sistemico sono generalmente i seguenti:

  • febbre;
  • malessere generale;
  • artralgia;
  • mialgia;
  • affaticamento;
  • deficit temporaneo delle capacità cognitive.

 
Le manifestazioni successive, più tipiche del lupus, possono essere:

  • eritema a farfalla sul viso;
  • alopecia;
  • ulcerazioni della mucosa orale, nasale, urinaria e genitale;
  • altre lesioni cutanee. 

 
Il sintomo più tipico del lupus sarebbe l’artralgia delle articolazioni della mano e del polso che, come abbiamo visto, potrebbe manifestarsi già all’inizio della malattia.

Quanto questi disturbi incidano sulla qualità della vita è difficile da stabilire con certezza e, in parte, tale valutazione deriva dal modo in cui il paziente affronta la cosa, ma diversi questionari avrebbero dimostrato che l’effetto negativo della malattia dovrebbe derivare in buona misura dall’organo maggiormente colpito, almeno secondo quanto emerso da una ricerca italiana dedicata alla qualità della vita dei pazienti affetti da lupus sistemico eritematoso. Lo studio, infine, sottolinea l’influenza della rete di supporto di cui può godere chi soffre di questa malattia. 

Dove è più diffuso il LES

Come altre malattie autoimmuni, il lupus eritematoso sistemico sarebbe più diffuso tra la popolazione femminile, tuttavia, anche l’origine geografica potrebbe giocare un ruolo non indifferente, almeno secondo un’interessante ricerca scientifica pubblicata nel 2010 sulla rivista Autoimmunity Reviews. Il titolo del lavoro è “The geoepidemiology of systemic lupus erythematosus”, cioè “ Geoepidemiologia del lupus eritematoso sistemico”, e a essere studiata è stata proprio la diffusione geografica della malattia. I ricercatori ipotizzano che il lupus sia meno diffuso e grave nelle persone di origine europea e loro discendenti, rispetto a quelle di origine africana, asiatica, ispanica, appartenenti a popolazioni indigene o di origine “meticcia” (lo studio fa riferimento a coloro che sarebbero figli di europei e di discendenti dei nativi americani).

In particolare, gli studiosi avrebbero individuato un maggiore coinvolgimento dei reni in coloro che non hanno origine europea. La ricerca, comunque, sottolinea anche l’impatto dei fattori genetici, ambientali, socio-culturali e socio-demografici sullo sviluppo e sul decorso della malattia.

Fonti

 
PubMed 1PubMed 2

ScienceDirect

The Journal of Rheumatology

BMJ Journals

ResearchGate

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